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Cenni storici INA CASA


A presiedere il Comitato di attuazione dell´INA-Casa Fanfani chiamò l´ingegnere Filiberto Guala, mentre la Gestione tecnica fu affidata ad Arnaldo Foschini, allora preside della Facoltà di Architettura di Roma, il quale incaricò l´architetto Adalberto Libera di sovraintendere all´impostazione progettuale degli interventi che si do-vevano realizzare.

Libera diede importanti indicazioni a tutti i progettisti dei quartieri e delle case, raccomandando composizio¬ni urbanistiche articolate, rispettose dei rispettivi con¬testi, suggerendo l´abbandono del tradizionale blocco edilizio chiuso in favore di tipologie di altro tipo, come le case a schiera, le torri e le case multipiano in linea.
 
Il progetto del Quartiere INA di Cesate rispose in pie¬no agli scopi che il Piano si proponeva inoltre, poiché esso sarebbe sorto in un´area periferica lontana da preesistenze urbane, consentì agli architetti incaricati di beneficiare di una maggiore libertà nell´or¬ganizzazione dell´impianto insediativo e di mostrare un diverso modo di concepire lo spazio dell´abitare.

Per Cesate la volontà fu quella di dotare l´insedia¬mento di spazi ampi e significativi così da poter offrire una buona qualità di vita sociale e di relazione tra gli abitanti. Si volle sperimentare una soluzione che con-templasse la presenza di numerose strutture pubbliche e una dotazione pregiata di verde: più che a un sob-borgo, i progettisti pensarono a una vera propria città-giardino, sugli esempi che si stavano realizzando nel nord Europa.
 
Il progetto iniziale prevedeva l´occupazione di un´a¬rea di circa 33 ettari, 1312 alloggi e diversi edifici pub-blici per una comunità di 6100 abitanti, prevista in mag¬gioranza per persone provenienti dai territori limitrofi oltre che da immigrati dal sud della penisola. All´atto della realizzazione il progetto subì però un forte ridimensionamento: la superficie fu ridotta del 40%, portata agli attuali 20,5 ettari.
 
Solo quattro edifici pubblici furono alla fine realizza¬ti. Rimase sulla carta anche la grande piazza quadra¬ta a servizio del Villaggio, circondata da negozi e altre funzioni compatibili, prevista nelle immediate vicinanze della stazione ferroviaria.
 
La stesura del piano generale fu affidata ad architet¬ti di fama internazionale: Franco Albini, Gianni Albric¬ci, Ignazio Gardella e ai BBPR (Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto N. Rogers). Gli architetti si occuparono anche della progettazione delle residenze: 85 edifici a schiera di varie tipologie, per un totale di 478 alloggi unifamiliari disposti su due piani.
 
I rimanenti 96 alloggi furono progettati da Enrico Ca¬stiglioni che li organizzò in un unico edificio lungo 185 metri di quattro e cinque piani. La mole dell´edificio, insolita per il piccolo borgo di Cesate, diede presto mo-tivo agli abitanti di ribattezzarlo «Palazzone».

Albini, i BBPR e Gardella si occuparono anche della progettazione dei quattro edifici pubblici che furono re-alizzati: rispettivamente del centro sociale e della scuo¬la materna, della scuola elementare, della chiesa con il complesso parrocchiale.
 
Nell´organizzazione generale del Villaggio, l´idea a cui s´ispirarono i progettisti fu quella di raggruppare gli edifici attorno a dei nuclei, tipo «a corte», ciascuno do¬tato di un piccolo spazio aperto, dove fosse possibile svolgere il libero incontro tra gli abitanti e il gioco dei bambini. Questa idea fu concretizzata a partire dalle case a schiera unite con un portico progettate da Albini, attorno alle quali furono poi disposte, secondo un ordito ortogonale, le case di Albricci e dei BBPR.
 
Solo le case progettate da Gardella si discostano dall´ordito regolare dell´impianto insediativo; furono in¬fatti pensate liberamente distribuite lungo una fascia a verde, un ideale «canal grande sull´erba», che si volle far penetrare nel Villaggio da nord a sud.